A lungo i sondaggi davano McCain perdente in un'ipotetica sfida per le presidenziali sia con Obama sia con Clinton (anche se con la seconda il margine di svantaggio era minore). Da almeno un paio di settimane questi dati sono stati rovesciati. Beneficiando dell'aspra contesa tra Obama e Clinton, McCain sopravanza, sia pure di poco, Obama e Clinton nelle proiezioni nazionali. Soprattutto, ha un vantaggio netto su Obama in alcuni dei potenziali swing states di novembre: l'Ohio, la Pennsylvania, la Florida.
Eppure, McCain rimane un candidato battibile. Non potrà mai prendere pienamente le distanze da Bush e dai suoi fallimenti. Non avrà il sostegno incondizionato di tutta la base conservatrice. Sarà penalizzato dalla centralità che le tematiche economiche inevitabilmente avranno in un periodo di recessione come questo. La sua età e la sua lunga presenza a Washington lo renderanno particolarmente vulnerabile in una fase nella quale soffia forte il vento dell'antipolitica. McCain può essere battuto e anzi, a dispetto di tutto, rimane sfavorito. A patto che i democratici risolvano la contesa, se non subito, almeno prima dell'estate e soprattutto prima della convenzione di Denver.

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