Difficile credere che il lungo, splendido spot-documentario di Obama mandato ieri in simultanea sui principali networks statunitensi possa spostare un voto. Era programmato da tempo e serviva, una volta ancora, a rendere Obama presidente credibile e sintesi perfetta della nazione che si candida a guidare. Le tante Americhe - orgogliose, dignitose, tenaci e, anche, commoventi - che appaiono nello spot vengono efficacemente abbinate ai passaggi e alle esperienze che hanno segnato la vita di Obama, la sua formazione e la sua ascesa politica: la dignità del lavoro, anche il più umile; l'importanza dell'educazione; i valori della famiglia; la denuncia dell'inefficace e iniquo sistema sanitario.
Alcuni commentatori della sinistra statunitense (come John Nichols di The Nation) dicono che Obama ha fatto un passo indietro; che si è tolto, almeno in parte, dai riflettori per raccontare e far parlare l'America e gli americani. Non è ovviamente così - nello spot/documentario Obama non è un semplice narratore - e non potrebbe essere altrimenti, a 5 giorni delle elezioni. Quel che Obama e il regista dello spot (Davis Guggenheim, lo stesso del documentario di Al Gore "An Inconvenient Truth") hanno fatto è di dare forma al messaggio - patriottico ed eccezionalista, ancorché non convenzionale - che ha scandito la campagna elettorale: che Obama è il presidente naturale del paese, perché lui e la sua storia sono quel paese, ciò che esso è diventato e ciò che esso ancora oggi è in grado di offrire e trasmettere. Retorica forte, ci mancherebbe; ma anche coinvolgente, toccante e, speriamo, elettoralmente vincente.

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