Obama e Monti

Ci piace sempre credere che l’Italia sia un interlocutore particolarmente importante per gli Stati Uniti. Che anche la nostra relazione con Washington contenga qualcosa di speciale e unico, come quelle tra Stati Uniti e Gran Bretagna o Israele. Per i nostri tanti emigrati; la nostra collocazione geografica – ponte tra Est e Ovest, Europa e Medio Oriente – in una retorica stucchevole, ma sempre viva; per la nostra presunta abilità diplomatica.
Così ovviamente non è, anche se certi miti (e il velleitarismo che ne consegue) sono duri a morire. Storicamente, L’Italia è stata centrale per gli Usa più come problema che come risorsa; più per ciò che le accadeva che per quel che faceva (o cercava di fare). In un certo senso, ciò è vero anche per le vicende più recenti. A Washington i travagli italiani sono stati osservati con attenzione e grande preoccupazione, nel timore che potessero destabilizzare ulteriormente l’Europa e travolgere l’Euro. E certo si è tirato un forte sospiro di sollievo quando Berlusconi si è dimesso e gli è subentrato Mario Monti.
I tanti riconoscimenti politici e mediatici mostrano come Monti disponga di quella credibilità che ormai Berlusconi aveva del tutto perduto. Una credibilità che il nuovo premier sta facendo del suo meglio per capitalizzare proprio nella relazione con gli Stati Uniti. Facilitato in questo non da una qualche relazione speciale tra Italia e Stati Uniti, ma da una convergenza d’interessi oggettiva, ancorché contingente. E che, fatto salvo l’immenso squilibrio di forza e influenza, permette alle due parti di aiutarsi reciprocamente oggi.
La credibilità di Monti non deriva solo dal non essere Berlusconi. Si lega molto al suo profilo di tecnocrate e, ancor più, di europeista: nella filosofia, nell’esperienza politica e nella visione. Forse per il suo passato, a volte Monti sembra parlare (ed essere letto e valutato) più come commissario europeo che come premier italiano. Un europeismo che, una volta adottate le necessarie misure per salvare l’Italia dal baratro, ha indotto Monti a enfatizzare con forza il tema della crescita e dello sviluppo, da promuoversi su scala europea. Per aiutare l’Italia, ci mancherebbe, ma anche per immaginare un’alternativa plausibile a un’Europa sempre più germano-centrica, che piace poco o nulla agli Usa e a questa amministrazione in particolare.
Obama mostra di apprezzare l’impegno di Monti a mettere in ordine i disastrati conti pubblici, affrontando di petto la crisi del debito. E ovviamente loda l’impegno, per nulla marginale, dell’Italia all’interno dell’Alleanza Atlantica, a partire dall’Afghanistan. Apprezza però ancor di più la posizione assunta da Monti in merito sia al tema della crescita sia alla necessità di potenziare il firewall europeo a protezione dei titoli di stato più deboli ed esposti. Posizione, questa, che contiene un’implicita critica alla Germania e all’austerity merkeliana e che lega Obama e Monti. Il presidente americano è consapevole che la crescita globale di cui gli Usa (e Obama medesimo) disperatamente abbisognano è inestricabilmente legata al superamento delle difficoltà europee e a un rilancio dell’economia del vecchio continente, oggi fortemente inibito dalla rigidità tedesca. E sa, Obama, che Monti è interlocutore ancora più importante in conseguenza della sudditanza francese a Bonn e del sostanziale disimpegno britannico. Sa, infine, il presidente statunitense che rafforzare il governo Monti vuol dire aiutare l’Italia a rifinanziare il debito, disinnescando così la mina della crisi italiana. Ecco perché Italia e Stati Uniti possono e vogliono aiutarsi oggi: nel risolvere la crisi italiana e nel rilanciare la crescita europea. Certo, è sempre l’Italia: non l’interlocutore più importante degli Usa, né quello più stimato e affidabile. Ma in questo momento, l’Europa sembra offrire poco altro agli Stati Uniti. Nessuna relazione speciale quindi; e nemmeno un’eco dei tanti velleitarismi passati. Una semplice, e per questo ben più rilevante, convergenza d’interessi e di vedute.

Il Messaggero, 10 febbraio 2012

Questa voce è stata pubblicata in Generale. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Obama e Monti

  1. Massili Maria Cristina scrive:

    E’ sicuramente vero che Monti rappresenta un momento di tregua rispetto al catastrofico governo Berlusconi , ma non credo che la “mina “della crisi italiana ,in particolare, e dell’eurozona ,in generale, sia disinnescata . Il governo Monti è sotto ricatto e dimostra comunque di non essere all’altezza dei problemi che l’Italia dovrebbe affrontare , che sono quelli di attuare vere riforme (non manovre tecno-economiche) nella direzione indicata dalla Costituzione Repubblicana , dal manifesto di Ventotene e dalla necessità improrogabile di dare vita a rapporti totalmente nuovi con gli USA dell’era Obama . La necessità di modificare in modo sostanziale sia i referenti tradizionali dei rapporti Italia -USA che le modalità stesse del rapporto , dovrebbe essere uno dei primi problemi , sia per l’Italia che per gli Usa . Infatti la terribile problematicità di questi rapporti , che lei non manca di sottolinerare nei suoi libri ,dipende proprio dai referenti istituzionali ed occulti che si sono sedimentati nell’epoca della guerra fredda e ,prima ancora, nell’emigrazione mafiosa negli Usa di criminali provenienti dalla Sicilia e da Napoli . Occorre un vero new deal , tra Italia -Europa e Usa . Ne benificerebbero sicuramente entrambi i popoli.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>