Mario Del Pero

Ferguson e la linea della razza

La si temeva, questa decisione del gran giurì della contea di St. Louis sul rinvio a giudizio di Darren Wilson, il poliziotto che l’agosto scorso aveva ucciso il giovane afro-americano Michael Brown, scatenando un’ondata di proteste e di disordini. E puntualmente è arrivata: Wilson non sarà processato. Caso raro, quello di un gran giurì che impedisce il processo, anche se le statistiche ci dicono che negli stati dove si applica questo passaggio preliminare i poliziotti tendono a godere di un trattamento preferenziale rispetto ai normali cittadini.

La vicenda di Ferguson, e il ritorno di manifestazioni e scontri di strada, ci mostra tre aspetti dell’America d’oggi. Evidenzia, innanzitutto, la persistenza di una frattura razziale che ha negli anni modificato alcune delle sue caratteristiche, ma che continua a rappresentare una delle costanti fondamentali di un paese sempre cangiante e in trasformazione come gli Stati Uniti. Una costante facilmente misurabile attraverso alcuni banali indicatori e confronti: la popolazione carceraria (in rapporto agli abitanti, quella afro-americana è sette volte quella bianca); il reddito (rispetto alla media di 49mila dollari, quello dei nuclei familiari neri è di circa 32mila dollari); il tasso di scolarizzazione (la percentuale di afro-americani di età superiore ai 25 anni con una laurea è del 20%, contro il 33% nazionale). E una costante che negli anni di Obama, e a nonostante le grandi aspettative, non sembra essere stata intaccata.

In secondo luogo, la storia di Ferguson è rivelatrice degli effetti talvolta limitati, o addirittura contraddittori, del revival urbano dell’ultimo ventennio. Caratterizzato da una rinascita di città che sembravano senza futuro, dopo la grande crisi degli anni Settanta e Ottanta. E dal ritorno, nei centri cittadini, di giovani professionisti e la conseguente nascita di solide coalizioni politiche ed elettorali tra ceto urbano liberal e minoranze.  Ma che ha spesso anche trasferito, se non consolidato, spazi di segregazione definiti ancora una volta dalla frattura razziale, spostando e occultando le tensioni invece di risolverle. Un sobborgo di Saint Louis come Ferguson, dove la popolazione di colore è passata in due decadi dal 25 al 70%, è lì a evidenziarlo.

Infine, quanto sta avvenendo mostra una volta ancora il limite delle politiche di sicurezza perseguite dagli anni Ottanta a oggi. Politiche che con metodi draconiani e tolleranza zero hanno contribuito a rendere molte aree urbane più sicure e vivibili. Ma che hanno concorso ad alimentare una sorta d’impunità di forze di polizia che non di rado si sono trasformate in veri e propri apparati paramilitari. Che spesso abusano della violenza, in particolare contro i giovani afro-americani; che approfittano di un giustizialismo e di un’accondiscendenza verso l’uso della forza assai diffusi nell’opinione pubblica; e che non di rado trovano, a proteggerle, politici opportunisti, procuratori inetti e giurie pavide e di parte.

Il Giornale di Brescia, 25 Novembre 2014

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