Mario Del Pero

“Tanto sta morendo comunque”. Trump e il prossimo funerale di John McCain

“Non importa, tanto sta comunque morendo”. Così un funzionario della Casa Bianca ha liquidato l’annunciata opposizione del senatore John McCain alla nomina a direttore della CIA di Gina Hasper, il cui passato controverso – fu a capo di un centro di detenzione CIA in Tailandia dove si usavano strumenti “aggressivi” (waterboarding, privazione del sonno, ecc) d’interrogazione di sospetti terroristi – e l’indisponibilità a condannarli pienamente nella recente audizione al Senato hanno indotto McCain ad annunciare la sua opposizione. Entusiasta sostenitore delle guerre americane del XXI secolo, McCain – che, pilota in Vietnam, fu imprigionato e torturato per 6 anni – ha assunto posizioni molto severe nei confronti di quella “notte della ragione” che ha portato l’amministrazione Bush a sostenere la necessità di ricorrere alla tortura per ottenere informazioni utili nella sua campagna globale contro il terrore. In tempi più recenti, McCain – oggi malato terminale per un tumore incurabile al cervello – si è schierato a più riprese contro Trump, salvando con il suo voto la riforma sanitaria di Obama e giungendo fino allo sgarbo istituzionale di non invitare l’attuale Presidente al suo prossimo, programmato funerale, nel quale gli elogi funebri saranno pronunciati da Obama e Bush Jr.. Lo scontro tra McCain e Trump riflette quello, di ben più lunga data, tra McCain e la destra più radicale, e retriva, del partito repubblicano. Da candidato, Trump – che il Vietnam lo evitò prima in quanto studente universitario e poi grazie a un certificato medico che accertava gravi problemi alle calcagna – dichiarò di preferire quei soldati “che non si fanno catturare”. Nella attuale polemica, vari pundits conservatori hanno attaccato ancora una volta McCain. Che non è stato sempre il maverick coraggioso e indipendente che pretende di essere. Che ha cambiato più volte posizione (come peraltro normale per chi ha passato una vita al Senato), anche su temi cruciali come, appunto, la guerra (opponendosi a lungo a un intervento, quello in Bosnia del 1995, che comunque lo si valuti fu ben più necessario, “giusto” e “legale” di quello in Iraq del 2003). E che di errori imperdonabili ne ha commessi non pochi, a partire da quello – sul quale ha fatto più volte atto pubblico di contrizione – di aver accettato l’improponibile Sarah Palin come sua vice nella campagna presidenziale del 2008. Quest’ultima vicenda offre però un medaglia aggiuntiva al Senatore McCain: quella di avere subito come pochi altri un fuoco amico tanto violento quanto spregevole. E valga come ricordo quello delle primarie repubblicane del 2000, quando McCain, che emerse a sorpresa come credibile sfidante di George Bush, fu vittima di una campagna negativa tra le più spregevoli che si ricordino, culminata con le accuse – che gli vennero mosse in South Carolina – di aver avuto dei figli illegittimi da una donna di colore (McCain e la moglie Cindy hanno una figlia adottiva del Bangladesh). Un’accusa, questa, che nel mondo repubblicano sudista finì, ahimè, per sortire gli effetti sperati, aiutando infine Bush a sconfiggerlo.

“I fantasmi della South Carolina”, titolò il New York Times nel 2007 (https://www.nytimes.com/2007/10/19/us/politics/19mccain.html). Fantasmi che sembrano avere infine catturato il partito repubblicano nella sua interezza

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