Mario Del Pero

Archivio mensile: giugno 2018

Trump e i giudici

Non risparmia i fuochi d’artificio la Corte Suprema degli Stati Uniti in questa sessione estiva. Prima due sentenze di grande rilevanza che affermano la validità del travel ban di Trump (precedentemente bloccato dalle corti perché discriminava in base alla religione) e che colpiscono duramente i sindacati, affermando che i lavoratori federali non iscritti ai sindacati non sono obbligati a versare i contributi per la contrattazione collettiva. Poi l’annuncio del giudice Anthony Kennedy di dimettersi dalla Corte e la conseguente possibilità per Trump di avere a sua disposizione una seconda nomina dopo quella di Gorsuch. Nomina rigorosamente conservatrice/constructionist, è facile prevedere, che potrebbe alterare per lungo tempo gli equilibri della Corte e portarla a intervenire su questioni fondamentali dall’aborto alla pena capitale. In fondo la polarizzazione ha pienamente raggiunto la stessa Corte Suprema, le due ultime sentenze sono state votate 5 a 4 e la partizione liberal/conservatori – con Kennedy spesso nel mezzo – è stata la regola negli ultimi anni. Più in generale è proprio intervenendo sul potere giudiziario – più che in un’azione politica incoerente e sconclusionata o in un processo legislativo disfunzionale e improduttivo – che questi anni di Trump sembra stiano lasciando un segno profondo e potenzialmente indelebile. L’ostruzionismo repubblicano sotto Obama – che raggiunse il limite dell’eversione costituzionale quando gli fu impedito per più di un anno di nominare il giudice Garland alla Corte Suprema – ha fatto sì che Trump giungesse alla Casa Bianca con più del doppio di nomine di giudici federali di quante ne avesse Obama nel 2009 (112 contro 53). Trump sta procedendo speditamente, grazie a un Senato controllato dai repubblicani che gli permette tempi di nomina che sono la metà di quelli di Obama. Con poca attenzione per le competenze delle persone prescelte, che in alcuni casi (cfr. video qui sotto), sono a dir poco imbarazzanti, e che sono state in più casi severamente criticate dall’American Bar Association. E con ancor meno attenzione per la diversità: il 90% dei nominati sono bianchi; solo il 20% donne; per il momento nessun ispanico o afro-americano. E forse è il caso che sulla prossima nomina alla Corte Suprema i democratici escano finalmente dal loro letargo.

https://edition.cnn.com/videos/politics/2017/12/15/matthew-spencer-petersen-kennedy-judicial-nomination-bts.senate-tv