Mario Del Pero

Chi appoggi Trump e perché?

I rapporti del Census Bureau sullo stato di redditi e povertà negli Usa sono strumenti imprescindibili: miniere di dati e informazioni che spesso fanno giustizia di approssimazioni, pregiudizi e vere e proprie falsità. L’ultimo di cui disponiamo è quello del settembre 2017. Che conferma tendenze già visibili l’anno precedente, su tutte una ulteriore riduzione della percentuale di americani che vive sotto la soglia della povertà, riportata ai livelli pre-crisi 2007 (ca. 12.5%) e un aumento annuale significativo del reddito medio delle famiglie (+3.2%) con una contestuale lieve correzione dei livelli di diseguaglianza. Dati che confermano, a dispetto di tutto, i buoni risultati economici dell’amministrazione Obama, nonostante l’azione ostruzionistica repubblicana post-2011. Interessante, però, è soprattutto la distribuzione di questi redditi tra i diversi segmenti della popolazione per come questi sono definiti nel censimento decennale (fig.1). Il reddito medio per una famiglia bianca è di ca.65mila dollari; 47/48mila per una famiglia ispanica; 39/40mila per una nera. E questo ci porta alla questione di chi ha votato (e oggi sostiene) Trump e perché. Sulla base dei dati di cui disponiamo, e pur facendo la tara al margine di errore che vi è in statistiche fondate su exit polls (cfr. https://ropercenter.cornell.edu/…/how-gr…/groups-voted-2016/), la fascia di reddito che ha trainato Trump alla vittoria nel 2016 sarebbe stata quella che si colloca tra i 50 e 100mila dollari annui (Trump ha perso nettamente tra i redditi inferiori ai 50mila e ha sostanzialmente ottenuto gli stessi voti di Clinton tra i redditi superiori ai 100mila dollari; altri studi forniscono cifre più o meno analoghe, cfr. https://www.nytimes.com/…/us/polit…/election-exit-polls.html ). Bianchi con redditi medi/medio-bassi (e livelli d’istruzione correlati) sono primariamente i sostenitori del Presidente, se vogliamo brutalmente semplificare, omologando una realtà variegata e complessa sotto l’unico ombrello di “Trump Country” (per una critica: https://www.nytimes.com/…/trump-corporations-white-working-…). Le cause sono molte e non si escludono necessariamente tra loro, che sono anzi spesso intrecciate se non interdipendenti. Qui se ne possono menzionare quattro

a) Innanzitutto è questa la fascia di reddito i cui redditi sono rimasti stagnanti durante l’ultimo mezzo secolo, a dispetto della crescita rilevante della ricchezza nazionale (si veda la fig.2). Per offrire un paio di esempi, il 20% più ricco del paese ha visto il proprio reddito crescere del 95% tra il 1979 e il 2014. Nello stesso periodo il reddito dei tre quintili mediani è cresciuto di appena il 28%. Non menzioniamo nemmeno quello 0.1% più ricco che ha visto la propria quota di ricchezza nazionale passare dallo 7 al 22% tra la fine degli anni settanta e il 2012 (qui un update della famosa serie di Saez: https://academic.oup.com/qje/article/131/2/519/2607097)

b) E però questa è stata anche una fascia di reddito spesso punita da una fiscalità regressiva che avvantaggia redditi più alti e da politiche di assistenza che portano trasferimenti verso quelli più bassi e chi sta sotto la soglia della povertà. Non abbastanza poveri per accedere a tale assistenza (e, prima di Obamacare, a forme di sanità pubblica come Medicaid); non abbastanza benestanti per beneficiare di politiche fiscali dove il livello di tassazione sui redditi più alti è passato dal 91% del 1963 al 37% di oggi (con in mezzo il 28 del secondo Reagan e il 35 di Bush Jr). Il primo elemento è, ovviamente, un cavallo di battaglia dei libertarian conservatori che denunciano una politica di redistribuzione che trasferisce risorse a poveri e poverissimi, erodendo ancor di più ricchezza e potere d’acquisto di una middle class vieppiù impoverita (il CATO su questo è in prima linea, cfr. https://www.cato.org/…/reassessing-facts-about-inequality-p…). E in effetti, alcuni dati – se non integrati con un analisi del secondo aspetto – risultano impressionanti: il quintile di redditi più bassi nel 2013 contò per il 2.2% complessivo, che al netto di fiscalità e assistenza divenne ca. il 13% (+10.7%) del reddito spendibile; il terzo quintile – la middle class – vide questa modifica tra reddito guadagnato e reddito spendibile limitarsi a un modestissimo 2.8% (dal 12.6 al 15.4)

c) Va da sé che nel primo quintile sono sovrappresentate le minoranze, soprattutto quella afroamericana, e nei quintili superiori cresce di molto la presenza di bianchi. E qui reddito e razza – per semplificare rozzamente – s’intrecciano inestricabilmente, alimentando la narrazione trumpiana (e, prima di lui, repubblicana) di una partizione tra America che lavora e America parassita, tra chi merita e chi non merita – deserving poors vs. undeserving poors – nella quale la matrice razzista è evidente e non di rado oggi esplicitata. Anche perché questo segmento della società statunitense – la middle class bianca – vede gradualmente diminuire il proprio peso relativo in conseguenza di trasformazioni demografiche che conosciamo bene e, appunto, della erosione del suo status economico e sociale.

d) Per finire, i consumi a debito. Cresciuti a dismisura, e andati sostanzialmente fuori controllo, nel decennio precedente la grande crisi del 2007-8. Sorta di ammortizzatore sociale primario proprio per questa middle class, oltre che di fattore compensativo per redditi stagnanti e diseguaglianza crescente. E sostanzialmente travolti dalla crisi e dall’impianto regolamentatore introdotto poi con Obama per evitare un suo ripetersi. Impianto regolatore che ora Trump e i repubblicani stanno smantellando, in primis per via amministrativa, anche per soddisfare questa base elettorale e di consenso da cui dipendono le sorti politiche del Presidente. E se andiamo a vedere i redditi e le caratteristiche delle vittime della speculazione immobiliare che portò alla crisi (ultima fig e analisi del 2011 della FED di St Louis – https://www.stlouisfed.org/…/the-foreclosure-crisis-in-2008…) – vediamo che le principali vittime di pignoramenti furono proprio nuclei familiari con redditi medi e medio-bassi. Anche qui, insomma, una sovrarappresentanza di una middle class primariamente bianca

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