Mario Del Pero

“Resistenza” a Trump?

Arrivano i dati dei finanziamenti raccolti nel secondo trimestre 2018 dai candidati alle elezioni di mid-term di novembre. E scopriamo che ben 70 sfidanti democratici hanno raccolto più fondi rispetto agli avversari repubblicani, tra i quali ben 56 incumbents (https://dccc.org/fundraising-roundup-70-democratic-challen…/). Anche in seggi nei quali le chance di vittoria sono quasi nulle. Nella quasi totalità dei casi ha pesato una mobilitazione “grassroot” – dal basso – fatta di piccole donazioni, capace finora di avere la meglio sulle super-PAC repubblicane. Il traino – va da sé – è l’opposizione a Donald Trump, il migliore fundraiser possibile di cui dispongano oggi i democratici. E questa mobilitazione è in una certa misura comparabile con quella anti-Obama del Tea Party del 2009-10 o, ancor più, con quella che spinse lo stesso Obama nel 2007-8. Eppure, di questa nuova “resistenza” – come la definisce uno dei migliori commentatori e blogger sul mercato, lo scienziato politico David Hopkins (http://www.honestgraft.com/) – si parla poco o nulla. Ovvero la si fa oscurare da fenomeni interessanti, ma ai quali si attribuisce erroneamente un valore paradigmatico, come quello della Ocasio-Cortez (sorry Mattia Diletti ho capito che per te è diventata una sorta di nuovo Totti ….). Perché i media se ne occupano poco limitando l’effetto domino/trascinamento che questa “resistenza” potrebbe ancor più generare? Tre sono le possibili risposte:

a) Perché il ciclo senza tregua delle news rimane dominato comunque da Trump, dai suoi imbarazzanti tweet, dalle sue dichiarazioni roboanti e dalle sue politiche radicali
b) Perché non è una resistenza omogenea, anche nella sua demagogia anti-politica e anti-establishment, come fu quella del Tea Party. È differenziata e variegata perché deve esserla, che le sfide democratiche debbono essere tarate allo specifico contesto politico locale e quel che funziona nel 14° distretto congressuale di NY funziona molto meno nel 9° dell’Arizona o nel 2° dell’Indiana
c) Perché una certa pigrizia intellettuale e, anche, la fascinazione per un certo telegenico leaderismo giovanilistico ci porta a concentrarci tutti sui fenomeni alla O-C e a osservare con molta meno attenzione il contesto

Tutto ciò ci indica ancora una volta quanto importante (e immensamente difficile) sia costruire una narrazione capace di contrastare quelle dominanti, incidere sul dibattito politico e rendere più efficace questa spontanea “resistenza”.

Sotto i risultati di un sondaggio nazionale (un “generic congressional ballot”), dal valore relativo ovviamente, ma indicativo della situazione corrente, anche se tra gerrymandering e distribuzione più inefficiente del loro elettorato, i democratici devono ottenere svariati punti percentuali in più su scala nazionale per poter riconquistare la Camera.

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