Mario Del Pero

Un nuovo giudice alla Corte Suprema

La nomina del nuovo giudice della Corte Suprema – Brett Kavanaugh – è giunta. Pur diviso, 51 a 47 (con due indipendenti che però si schierano coi dems), il Senato presumibilmente l’approverà con rapidità. E la Corte avrà una solida maggioranza repubblicana-conservatrice, in cui l’ago della bilancia diventerà il suo Presidente Roberts (nominato da Bush nel 2005; nell’amministrazione Bush lavorò per alcuni anni Kavanaugh, che fece parte anche del team legale che assistette l’ex Presidente durante il famoso recount in Florida del 2000). Quattro rapidissime considerazioni:

a) Forse si andrà davvero allo scontro sull’aborto e sulla famosa sentenza Roe vs. Wade del 73. Sul breve è però più probabile assisteremo a un’azione in continuità con quella degli ultimi anni, tutta tesa a limitare la capacità di regolamentazione del potere federale (e quindi a colpire politiche che limitino i finanziamenti privati alle campagne elettorali, tutelino l’ambiente, garantiscano i diritti dei sindacati e via discorrendo)

b) È una nomina non provocatoria, quella di Trump. Che qualsiasi altro repubblicano avrebbe fatto. Kavanaugh (che è del 1965) è un prodotto dell’establishment. Ha studiato a Yale negli anni Ottanta e Novanta. Gorsuch (del 1967) – l’altro giudice nominato da Trump – ha studiato a Harvard negli stessi anni. Si collocano entrambi entro una svolta politica, culturale e, sì, anche costituzionale. Figli dell’“età di Reagan”, per citare lo storico Sean Wilentz. E questo ripropone la questione di quanto il trumpismo, con tutti i suoi grotteschi e imbarazzanti eccessi, non sia esso stesso il prodotto, spurio ma coerente, di questa evoluzione/involuzione del conservatorismo statunitense

c) Due giudici della Corte Suprema; più di venti giudici già confermati sia nelle corti d’appello che in quelle distrettuali; decine di altri che aspettano solo di essere confermati. È chiaro quali siano state le priorità di questa amministrazione (l’immagine di cui sotto è di fine 2017, ma serve per dare un’idea). Questi giudici sono per la gran parte uomini bianchi: solo tre donne, ad esempio figurano tra i 21 già confermati alle Corti d’Appello; nessuno, mi pare, tra quelli confermati è ispanico o afro-americano . L’ostruzionismo, talora ai limiti dell’eversione costituzionale, praticato dai repubblicani negli anni di Obama ha lasciato campo aperto a questa amministrazione; e queste nomine sono un lascito, potenzialmente assai tossico, di Trump, qualsiasi sia l’esito delle elezioni di novembre o del 2020

d) In controtendenza con quanto scritto sopra, la storia ci dice anche che la Corte Suprema, e il potere giudiziario più in generale, seguono e talvolta cavalcano quello che per semplicità potremo definire l’”umore pubblico”. È una battaglia per l’egemonia culturale quella che liberal e sinistra devono attrezzarsi a combattere. Cosa che la destra ha fatto, con efficacia e abilità, dagli anni settanta in poi e della quale sembra ora raccogliere i frutti

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