Mario Del Pero

ANTICORPI

 

Abbiamo gli anticorpi per evitare una deriva autoritaria e (lo metto tra dieci virgolette) “quasi-fascista”, si chiedeva l’altro ieri Raffaele Romanelli in un bel post che è molto circolato qui su FB? È una domanda che qualche anno fa sarebbe stato inimmaginabile porre. Ma quello cui stiamo assistendo obbliga ahimè a interrogarsi. I casi di Polonia, Ungheria, Turchia sono un monito forte e non si può in alcun modo sottostimare la valenza simbolica dell’incontro di oggi tra Orban e Salvini o gli assi transnazionali, a quanto pare ben lubrificati da rubli russi, che ormai da anni le forze politiche della destra estrema, alcune oggi al timone dei loro paesi, hanno costruito. Da più parti si guarda ovviamente agli Usa. La democrazia statunitense sta reggendo all’urto di Trump? I suoi tanti contrappesi sono in grado di contenere il peso di una Presidenza così inquinata da corruzione, conflitti d’interessi, malaffare, fake news e ingerenze straniere? Sono domande che si pone, in modo al solito un po’ semplicione, Paul Krugman in un editoriale assai pessimista sul Times di oggi (https://www.nytimes.com/…/trump-republican-party-authoritar…). Una risposta all’apparenza positiva viene dalla North Carolina, dove un panel di tre giudici federali ha dichiarato incostituzionale la mappa elettorale dello Stato disegnata dall’assemblea legislativa statale (controllata dai repubblicani) nel 2011 e sostanzialmente riconfermata nel 2016 (fig.1 e http://www.wunc.org/…/judges-nc-congress-map-unlawful-parti…). Quello della North Carolina è uno dei casi più eclatanti e spregiudicati di gerrymandering – di costruzione di mappe elettorali dove i collegi sono disegnati in modo da massimizzare i vantaggi per una parte a discapito dell’altra. Alcuni deputati statali repubblicani lo hanno candidamente ammesso: “Per il bene del paese, penso sia meglio eleggere repubblicani che democratici”, ha dichiarato uno di questi, tale David Lewis, citato dal WP, “quindi ho disegnato questa mappa per raggiungere tale risultato. È una mappa che dà un vantaggio di 10 a 3 ai repubblicani, perché non è materialmente possibile ottenere un vantaggio di 11 a 2”http://www.wunc.org/…/judges-nc-congress-map-unlawful-parti…). 10 deputati a 3 è stato appunto il risultato ottenuto dai repubblicani in North Carolina nell’ultimo voto del 2016, nonostante avessero ottenuto appena il 53% dei voti. È stato calcolato che, anche a causa del gerrymandering, i democratici dovranno conquistare tra il 5 e il 10% dei voti in più dei repubblicani su scala nazionale per ottenere una maggioranza alla Camera dei Rappresentanti in novembre. Ecco perché l’intervento delle corti è così importante (un caso eclatante è quello della Pennsylvania, dove la Corte Suprema dello stato ha ridisegnato la mappa elettorale, pesantemente gerrymandered dai repubblicani sempre nel 2011). Tutto bene quindi? Gli anticorpi funzionano e il potere giudiziario bilancia quelli esecutivo e legislativo, contenendone gli eccessi? Non proprio. È possibile che la vicenda della North Carolina venga rimandata a una Corte Suprema dove la conferma di Kavanaugh darebbe ai repubblicani una maggioranza 5 a 4 (anche se una decisione prima del voto produrrebbe uno stallo, 4 a 4 appunto, e imporrebbe quindi un rapido ridisegno dei collegi almeno per il voto del 2018). Nel mentre, l’amministrazione Trump – inefficiente e caotica su mille fronti – ha certo proceduto con maggiore efficacia nella nomina di giudici e la leadership repubblicana al Senato ha fatto della loro conferma, soprattutto alle corti d’appello, una sua assoluta priorità. La fig.2 indica come sono cambiati gli equilibri nelle corti distrettuali e d’appello in poco più di un anno e mezzo. Se il processo sarà completato, si passerà da 73 giudici nominati da Repubblicani, 90 da Democratici e 16 vacancies a un 95 a 84. Non solo, e più importante degli aridi numeri, sostituire un 70enne repubblicano o democratico moderato con un 45enne repubblicano radicale, come già sta avvenendo, porta a un cambiamento ancor più marcato. Gli anticorpi ci sono, insomma. Ma sono vulnerabili e fragili. O, come disse il buon John McCain nel suo concession speech del 2008, “niente è inevitabile in America”; neanche la tenuta della democrazia.

No automatic alt text available.
Image may contain: text

Lascio un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.