Mario Del Pero

Single Payer et sinistra democratica

Giornata di elezioni, oggi, in varie parti d’America. Le due forse più interessanti da seguire sono quelle per il 12° distretto dell’Ohio e le primarie democratiche da cui uscirà il candidato democratico alla carica di governatore in Michigan. Nel primo caso, va verificata la tenuta repubblicana in un distretto tendenzialmente conservatore – che Trump vinse con più di dieci punti di scarto nel 2016 e che i repubblicani controllano dagli anni 80 – ma nel quale è maggiormente rappresentato un elettorato bianco benestante e con alti livelli d’istruzione (ca. il 40% ha una laurea). In teoria – e, dati 2016 alla mano, non solo in teoria – si tratta di quel tipo di elettorato che il radicalismo di Trump ha più allontanato/irritato. In Michigan si ripropone invece la sfida tra sinistra e liberals, in un contesto però nel quale il campo stesso di gioco sembra essersi di molto spostato a sinistra (e la candidata liberal-obamiana Gretchen Whitmer ha in fondo solide credenziali progressiste). Fa sensazione, qui, il giovane candidato sandersiano, Abdul El-Sayed, che aspira ad essere il primo governatore mussulmano nella storia statunitense. El Sayed ha appena 33 anni e un cv davvero impressionante: studi a Michigan, Oxford (Rhodes Scholar), Columbia; giovane assistant prof di Public Health al dipartimento di epidemiologia di Columbia, responsabile per le questioni sanitarie (Health Director) a Chicago, il più giovane di sempre in una grande città statunitense. Corre con una piattaforma nella quale centrale è un elemento divenuto ormai quasi identitario per la sinistra democratica: un modello di sanità pubblica universale, “single payer”. Una proposta, questa, che pare ormai essere entrata nel DNA del partito e che lo stato di New York, ad esempio, sta vagliando seriamente. È di questi giorni la pubblicazione di uno studio della RAND, think tank che di certo non può essere accusata di faziosità partigiana, commissionato per verificare la fattibilità di un disegno di legge proposto dai democratici newyorchesi che introdurrebbe il single payer nello stato (https://www.rand.org/pubs/research_reports/RR2424.html). Lo studio – pur riconoscendo l’inevitabile aleatorietà di molte stime e proiezioni – evidenzia tanto la fattibilità quanto i benefici, per gran parte degli abitanti dello stato, che deriverebbero dall’introduzione di un modello di sanità pubblica gratuita (cfr. fig 1 e 2, SQ sta per status quo, NYHA è l’acronimo della riforma – New York Health Act – in discussione). A una copertura assai più ampia corrisponderebbe una riduzione dei costi (stimata in addirittura in 15 miliardi di dollari nel 2031). Detto che ciò non è in contraddizione con Obamacare ma ne rappresenta per certi aspetti il naturale portato – l’estensione di Medicaid, il programma di sanità pubblica per famiglie e individui con redditi più bassi, previsto dalla riforma di Obama è uno degli elementi di suo maggior successo, come dimostra l’apprezzamento dell’opinione pubblica – la riforma in discussione a NY si confronta con una serie non marginale di problemi e ostacoli:

a) L’amministrazione Trump dovrebbe accettare che tutti i finanziamenti di Obamacare (Medicare, Medicaid, sussidi e detrazioni fiscali) vadano al programma di NY
b) Pur con tutti i risparmi previsti, Il programma andrebbe comunque finanziato con una significativa crescita dell’imposizione fiscale sui redditi alti e medio-alti (fig.3; tanto per intenderci una famiglia con un reddito attorno ai 150/200mila dollari annui – che a NY città difficilmente è considerabile come un reddito altissimo – vedrebbe triplicato il livello di tassazione statale, dal 6 al 18% annuo)
c) E questo – in un sistema federale come quello statunitense – problemi di fattibilità/sostenibilità potrebbe porne, che in fondo a trasferirsi in New Jersey non ci vuole poi molto, e Jersey City e Hoboken sono pure diventati posti assai piacevoli dove vivere…

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