Mario Del Pero

UBER & CO. A NEW YORK

 

Il consiglio comunale – City Council – di New York potrebbe presto porre un tetto al numero di taxi e auto con conducente che possono circolare nella città. È una misura chiaramente indirizzata contro Uber, Lyft e altre compagnie che negli ultimi anni – a NY come altrove – hanno conosciuto un boom rapido e ininterrotto (fig.1 e 2, Uber è arrivata a NY nel 2012; Lyft nel 2014), contribuendo a congestionare un traffico già in sofferenza e mettendo in crisi i tassisti, molti dei quali già pesantemente indebitati per acquistare le licenze (e a NY hanno fatto scalpore i sei suicidi di tassisti disperati e sul lastrico avvenuti nell’ultimo anno). Intendiamoci, come sa bene chi vive a Parigi o a Roma, le condizioni di monopolio in cui questi spesso operano, la compravendita di licenze il cui numero rimane invariato e tanto altro, rendono spesso difficile difendere i tassisti tradizionali. A NY si aggiunge pure l’acclarata propensione di molti taxi a discriminare sulla base della razza, rifiutandosi di accettare passeggeri neri. Ma è chiaro che a queste rigidità non si può rispondere con forme barbariche di deregulation e di sfruttamento della forza lavoro come quelle rappresentate da Uber (secondo vari parametri Lyft è lievemente – ma solo lievemente – meglio; la fig. 3 ci mostra peraltro come sia diventato vieppiù comune, e in una certa misura necessario, lavorare per più di una compagnia sola). Non è in caso che il cap sul numero di vetture che possono circolare è accompagnato anche da una discussione sulla possibilità d’introdurre un salario minimo per i conducenti. Una misura, questa, sostenuta anche dalla commissione municipale competente in materia (TLC, la City’s Taxy and Limousine Commission), ma che deve essere votata dal City Council. Un recente, ricco studio di due economisti (James Parrot e Michael Reich, http://www.centernyc.org/an-earnings-standard/) propone di fissare questo salario minimo a $17.22 netti all’ora, misura che farebbe aumentare i guadagni (del 20/25%, $6500 all’anno) di circa l’85% dei conducenti. Ma il report di Parrot e Reich dice altre cose molto interessanti e meno note, che contraddicono non di rado la propaganda di Uber & co. e le convinzioni/autogiustificazioni di chi usa il loro servizio senza porsi tanti scrupoli o problemi. Ad esempio:

– Per la grande maggioranza dei conducenti di vetture Uber, Lyft ecc a NY si tratta di un lavoro a tempo pieno e non di un modo per integrare altri redditi.
– Il 90% dei conducenti Uber/Lyft & co sono immigrati; solo 1 su 6 ha un titolo di studio universitario. L’80% ha comprato un’auto nuova espressamente per svolgere questo lavoro
– Nella gran parte dei casi sono la principale o sola fonte di reddito per la famiglia. Il 40% vive al limite o sotto la soglia della povertà e ha diritto a Medicaid (l’assistenza medica gratuita)

Ah:

a) Il top manager, dicono bravissimo, assunto da Uber nel 2017 per rimettere ordine dopo vari scandali e casini, Dara Khosrowshahi, prima di arrivare a Uber è riuscito a guadagnare in un anno quasi 100 milioni di dollari, tra salario e stock options (e si dice che Uber abbia dovuto pagarne circa il doppio a Expedia, con il quale sarebbe stato vincolato fino al 2020; d’altronde nelle compagnie della S&P500 il rapporto tra la retribuzione dei CEO e quella media dei dipendenti è passata da ca. 40 a 1 a inizio anni Ottanta al ca. 350 a 1 del 2016…)
b) Vediamo tutti di usare il più possibile i mezzi pubblici, per quanto Trenitalia faccia sempre del suo meglio per dissuaderci …

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