Mario Del Pero

Gender Gap

Per completare un precedente commento sul 2018 come possibile, nuovo “anno della donna” nella politica statunitense, sono utili alcuni dati e riflessioni presi dall’ultimo post del bravo David Hopkins (http://www.honestgraft.com/…/there-are-two-gender-gapsand-g…). Che ci mostra come il gap tra i due partiti si sia fatto, nell’ultimo trentennio, davvero monumentale. Lo vediamo nella percentuale di candidate alla Camera (42% donne per il PD; solo 12% per il PR). Lo vediamo nel voto presidenziale (quello femminile andò 54 a 39 alla Clinton due anni fa). Lo vediamo, infine, nei tassi di approvazione dell’operato di Trump che nell’ultimo sondaggio che ho trovato fatto dal WP il luglio scorso (https://www.washingtonpost.com/…/f18d24b0-8122-11e8-b3b5-b6…) ci mostrano un indice positivo (e di non poco, 54 a 45!) tra gli uomini e fortemente negativo (32-65) tra le donne (fig.2; anche con Obama si ebbe uno scarto – l’approvazione del suo operato fu sempre 5/10 punti più alta tra le donne – ma assai meno marcato). Chiaro che sia la sconfitta della Clinton (“effetto Hillary”) sia la volgare misoginia di Trump (“effetto Donald”) stiano avendo un effetto mobilitante, ma tra le tante considerazioni di Hopkins una – ripresa da questo articolo apparso nel 2014 sull’APSR (https://www.cambridge.org/…/C8946C116B24E31CC4F06B76B299813C) – mi pare particolarmente interessante: che a pesare in modo decisivo in questa gender divide, più che tematriche tradizionalmente femministe, sia l’economia ovvero la propensione di un segmento largamente maggioritario dell’elettorato femminile a sostenere politiche economiche liberal-progressiste, soprattutto in momenti di crisi che espongono la maggior vulnerabilità delle donne in un sistema che, dalle retribuzioni alle tutele, è ancora lontano, molto lontano, dal garantire qualsivoglia parità

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