Mario Del Pero

DI SOLE E DI CARBONE…

L’amministrazione Trump si prepara ad annunciare un nuovo intervento atto a rovesciare la regolamentazione introdotta da Obama in materia d’inquinamento, togliendo controlli e vincoli sull’emissione di metano dove viene estratto petrolio e gas (https://www.nytimes.com/2018/09/10/climate/methane-emissions-epa.html?action=click&module=Top%20Stories&pgtype=Homepage). Lo stesso giorno il Congresso della California completa l’iter di approvazione del piano che prevede la produzione entro il 2045 del 100% di elettricità carbon-free (https://www.vox.com/energy-and-environment/2018/8/31/17799094/california-100-percent-clean-energy-target-brown-de-leon, visto quanto accaduto negli ultimi dieci anni si può scommettere sul fatto che l’obiettivo sarà raggiunto con largo anticipo). Due mondi; due filosofie; due politiche ricettive a pressioni di lobby e gruppi d’interesse diversi: l’industria estrattiva e tutto quel che vi ruota attorno nel caso di Trump e dei repubblicani; i gruppi ambientalisti e il nuovo business delle rinnovabili per i dems. Non è una disputa nuova, peraltro, che fu anzi il buon Jimmy Carter il primo a portare alla casa bianca un team di agguerriti “envirocrats” e a cercare d’investire pesantemente in rinnovabili (all’epoca soprattutto il solare). Pesavano allora la crisi energetica e gli shock petroliferi più che considerazioni legate all’inquinamento, che comunque stavano entrando prepotentemente nel dibattito pubblico e politico. E pesava una retorica dei limiti che dominò la discussione degli anni Settanta e la retorica di tutte le amministrazioni (Nixon, Ford, Carter) del decennio e che trovò la sua sublimazione nel “discorso sul malessere” di Carter del luglio 79 (http://www.presidency.ucsb.edu/ws/?pid=32596). Discorso straordinario, questo, che faccio sempre vedere a studenti che faticano a credere che un Presidente americano possa aver chiesto al paese di fare car-sharing, usare i mezzi pubblici, abbassare la temperatura dei termosifoni, ecc ecc (sul “malaise speech” vi è un libro molto bello di Kevin Mattson: https://www.bloomsbury.com/us/what-the-heck-are-you-up-to-mr-president-9781608191390/). Poi arrivò l’epoca dei consumi sfrenati e una retorica che di limiti proprio non voleva sentir parlare. Consumi a debito, questi, di capitali, generosamente prestati da banche e investitori stranieri, e di ambiente, appunto, da sfruttare e se necessario inquinare senza remore. La partita odierna però è diversa. La tecnologia ha permesso di declinare anche la svolta delle politiche energetiche come una possibilità e non una imposizione. La retorica di Obama su quello si è concentrata. La contrapposizione in atto – dove ancora una volta il potere federale si scontra con quello locale – può quindi essere declinata dagli oppositori di Trump come un confronto tra chi guarda avanti, al futuro, e chi non è in grado di farlo. Nel mentre stati e municipalità sfidano il Presidente che ha annunciato il ritiro degli Usa dall’accordo sul clima del 2015 e adottano politiche pubbliche spesso radicali. Fanno, in altre parole, essi stessi politica estera legandosi a iniziative e network globali (cfr https://www.citymetric.com/horizons/here-are-three-ways-cities-are-leading-fight-against-climate-change-3573) o costruendo progetti nazionali nei quali, al solito, molto attivo è l’ex sindaco di NY Bloomberg (https://www.americaspledgeonclimate.com/). Governi municipali, inclusi quelli di grandi città come Atlanta, Orlando, Portland e Madison, approvano l’obiettivo del 100% (già raggiunto dall’ineffabile Burlington, Vt). E ovviamente i risultati si vedono nonostante l’accelerata deregulation di Trump che, assieme alle nomine alle Corti, rappresenta probabilmente uno dei successi principali di questa amministrazione: la fig.1 (https://www.eia.gov/outlooks/steo/report/renew_co2.php) indica i risultati sul breve delle rinnovabili; la 2 e la 3 (https://www.eia.gov/energyexplained/index.php?page=electricity_in_the_united_states e https://www.eia.gov/todayinenergy/detail.php?id=36612) rispettivamente la fonte della produzione di elettricità e la distribuzione dei consumi energetici negli Usa (crolla il carbone e, a dispetto del boom del gas naturale, la percentuale dei consumi di fonti fossili su quella totale risulta nel 2017 la più bassa dal 1902 in poi); la fig.4, infine, è la riduzione di emissioni CO2 negli Usa (https://www.eia.gov/todayinenergy/detail.php?id=34872)

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