Mario Del Pero

DOTTORI STRANAMORE (“OVVERO COME HO IMPARATO A NON PREOCCUPARMI E AD AMARE IL DEFICIT”)

“Non sono preoccupato; è grande abbastanza da prendersi cura di sé stesso”. Rispose con una grande battuta, il buon Ronald Reagan, quando nel 1986 alcuni giornalisti gli chiesero se fosse preoccupato per il deficit crescente (che in quegli anni stava stabilmente tra il 3 e il 6% del PIL, fig.1). E in effetti, da buoni dottor Stranamore della fiscalità, dagli anni Settanta in poi i repubblicani di deficit – interno ed esterno – e di debito non si sono granché preoccupati. Alte spese pubbliche, soprattutto per la difesa (ma anche in sanità e pensioni, che vanno a blocchi elettorali, in particolare gli over-65, cruciali per i loro successi); credito facile per alimentare consumi che compensino diseguaglianze e redditi per lo più stagnanti; tagli alle tasse, in particolare ai redditi più alti (la fig.2 è l’andamento dell’aliquota più alta sui redditi individuali/familiari prima dell’ultimo taglio di Trump che l’ha riportata al 37% dal 39.6). Poi arrivano i democratici alla Casa Bianca e d’improvviso deficit e debito diventano questioni nodali, con repubblicani à la Paul Ryan che costruiscono tutta una carriera politica su gli slogan e le parole d’ordine della responsabilità fiscale. Sfruttando un periodo d’intensa crescita economica, imponendo una correzione ad anni di tagli alle tasse e riducendo le spese militari, Clinton riuscì a correggere la rotta e chiuse con un triennio di attivi di bilancio: i primi dagli anni Settanta in poi. Obama ha dovuto gestire una crisi senza precedenti in un contesto di ostruzionismo repubblicano ai limiti dell’eversione costituzionale. Ostruzionismo giustificato, appunto, con le sobrie parole d’ordine della responsabilità fiscale, che parvero addirittura trovare sanzione bipartisan con la costituzione di apposite commissioni incaricate di formulare proposte vincolanti in materia (e che comunque non sembravano mai soddisfare i falchi fiscali come Ryan). Pur tra mille ostacoli e potendo usare solo in minima parte la leva fiscale, Obama riportò gradualmente il deficit a livelli accettabili (sotto il 3% nell’ultimo suo triennio; possiamo discutere all’infinito peraltro dei tanti errori che ha commesso, ma questa è un’altra questione). E ora? Beh, ora il deficit non sembra costituire più un problema, almeno per i repubblicani che rivestono felici i panni del dottor Stranamore solo momentaneamente dismessi negli anni di Obama. Ryan dice di voler tornare a fare il papà in Wisconsin e di avere altro a cui pensare. La leadership repubblicana segue felice il suo Presidente su una strada che, secondo l’ultimo rapporto del Congressional Budget Office (https://www.cbo.gov/system/files…) provocherà un’esplosione del deficit e un’ulteriore accelerata crescita del debito. Le proiezioni – davvero straordinarie – per il trentennio sono nelle figure 3 e 4. Presumibilmente (e auspicabilmente) non si realizzeranno perché torneranno i democratici alla Casa Bianca e dovranno, al solito, raccogliere i cocci (che tutto ciò stia avvenendo in una fase di surriscaldata crescita economica dà un’ulteriore misura di quanto ideologiche e furbe certe giustificazioni supply side possano essere)

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