Mario Del Pero

Kavanaugh e un’America spaccata

Una donna – Christine Blasey Ford – che racconta, con lucidità e precisione, la presunta aggressione subita 35 anni fa, ai tempi del liceo. Un giudice – Brett Kavanaugh – nominato alla Corte Suprema da Trump, che respinge con forza l’accusa, si emoziona, piange, si contraddice, contrattacca e denuncia con asprezza il complotto che i democratici avrebbero ordito ai suoi danni. In mezzo un paese che osserva – ipnotizzato, inorridito, diviso – la diretta televisiva dell’audizione della commissione giustizia del Senato dove la Ford e Kavanaugh hanno presentato le proprie posizioni. Difficile essere certi dell’esito, anche se la conferma di Kavanaugh – e la formazione di una solida maggioranza conservatrice alla Corte – rimane ancora l’esito più probabile.

Da questa vicenda esce però un’America ancora più debole, fragile e spaccata. Ed escono due partiti sempre meno credibili nella loro pretesa di poter rappresentare il paese nella sua composita interezza. I repubblicani appaiono ormai il partito di un’America bianca e in larga parte maschile, aggrappata ai propri privilegi, presunti e reali, oltre che a un’idea statica e sostanzialmente essenzialista di quel che gli Stati Uniti sono e debbano essere, anche in termini di gerarchie sociali e di genere. Un’America, questa, che Kavanaugh ha ieri incarnato alla perfezione, pure nei suoi isterismi e aggressività. E un’America ormai scopertamente partigiana, con un giudice in pectore della Corte Suprema – istituzione teoricamente super partes e fondamentale contrappeso dei poteri esecutivo e legislativo – che ricorre a un lessico quasi trumpiano nel denunciare la sinistra e i Clinton rei, a suo dire, di avere orchestrato questa campagna diffamatoria. L’ipocrisia di chi accusa di democratici di voler sabotare le istituzioni e la stessa democrazia degli Stati Uniti è palese provenendo da chi, per più di un anno, ha impedito a Obama di nominare un giudice, lasciando così scoperto un seggio della Corte. Ma i democratici giocano anch’essi col fuoco. Si affidano a una vittima la cui versione rimane a oggi non corroborata da alcuna testimonianza. Sollevano un caso su una tentata violenza avvenuta quando le persone in questione avevano rispettivamente 17 e 15 anni. Cavalcano in modo spregiudicato la disputa nell’auspicio di poter mobilitare il voto femminile alle prossime elezioni di mid-term. E contribuiscono a loro volta ad avvelenare un clima politico che sta polarizzando il paese e creando i presupposti di una vera e propria emergenza democratica.

Il Giornale di Brescia, 29 settembre 2018

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