Mario Del Pero

LA CARICA DEI SINDACI

Diversi sindaci e amministratori locali del partito democratico stanno acquisendo un profilo nazionale e, addirittura, considerando la possibilità di una candidatura alle presidenziali del 2020. In realtà, i (pochi) sindaci che hanno provato a correre per le presidenziali raramente hanno avuto successo e torna alla memoria inevitabilmente la sgangheratissima campagna di Giuliani (per gli history buffs, una rapida ricerca su google mi dice che mai un sindaco di una delle più grandi città è stato presidente – chi ci arrivò più vicino fu il sindaco di New York DeWitt Clinton nel 1812; Coolidge fu sindaco di Northampton, Mass dal 1910 al 1911; Grover Cleveland di Buffalo dal 1881 al 1882; Andrew Johnstone di Greeneville, Tenn. Dal 1830 al 1833).
Le ragioni sono tante e sono state ampiamente studiate (http://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/1532673X17752322), ma pesa indubbiamente la relativa rappresentatività delle città e, anche, l’impatto di una polarizzazione politica e culturale in virtù della quale in tempi recenti molti sindaci stati sono (o sono stati percepiti) come troppo spostati a sinistra: tra le prime trenta città statunitensi per dimensioni, solo 5 hanno sindaci repubblicani (San Diego, Jacksonville, Fort Worth, El Paso e Oklahoma City), 2 sono gli indipendenti e 23 i democratici (tutti quelli delle cinque città più grandi: New York, Los Angeles, Chicago, Houston e Philadelphia). Il cleavage politico ed elettorale tra aree urbane/suburbane-exurbane/rurali è noto e ampiamente documentato (cfr. fig 1 e 2 su come si sono manifestati nel voto del 2016).
Eppure le cose sembrano oggi cambiare. Le ragioni sono plurime: la polarizzazione legittima e rafforza la sinistra democratica, come ben stiamo vedendo; la richiesta di combinare ciò con pragmatismo e acclarata capacità a governare può essere raccolta proprio da molti sindaci; la resistenza a Trump e alle sue politiche – dall’immigrazione all’ambiente – parte spesso dal basso, con atti dalla grande forza simbolica (le “città santuario”) o politiche pubbliche (ad esempio la riduzione dell’inquinamento) spesso di grande successo. Soprattutto, le città – città-mondo come New York o Los Angeles – sembrano rappresentare quella realtà diversificata, dinamica, plurale, globale e cosmopolita che in fondo i democratici ambiscono a incarnare e a offrire come modello. Prendete Los Angeles e il suo sindaco, Eric Garcetti, che una corsa presidenziale sembra la stia considerando seriamente, come evidenziano i suoi recenti viaggi in Iowa, New Hampshire e South Carolina. Ebreo, bisnonno italiano emigrato in Messico (e lì impiccato durante la rivoluzione), secondo sindaco messicano-statunitense della città (oltre che suo sindaco più giovane in epoca moderna), campione di tante battaglie anti-trumpiane, dall’immigrazione appunto al cambiamento climatico, Garcetti sembra offrire un profilo tanto emblematico quanto perfetto (come in modi diversi, l’interessantissimo sindaco di South Bend, Pete Buttigieg,https://www.rollingstone.com/…/pete_buttigieg-36-year-old-…/). Il problema – e torniamo al punto di partenza – è che deve fare il sindaco, ovvero governare realtà terribilmente complesse, che impongono compromessi, retromarce e, talora, veri e propri voltafaccia. Garcetti – che è stato riconfermato nel 2017 con il 73% dei voti – ad esempio, si è offerto di mediare nella disputa in corso tra i sindacati degli insegnanti e il distretto scolastico di LA (http://www.governing.com/…/gov-garcetti-teachers-strike-los… . Come in tante parti del paese, gli insegnanti di LA sono sul piede di guerra e chiedono migliori retribuzioni e condizioni di lavoro (la mobilitazione degli insegnanti e i tanti successi da loro ottenuti nell’ultimo anno sono uno dei fenomeni politici e sindacali più interessanti cui stiamo assistendo). Garcetti cerca d’intervenire perché – si presume – vuole evitare problemi alle scuole della sua città, ma anche per confermare la sua immagine di pragmatico idealista, capace di coniugare principi e buon governo. Corre però un rischio immenso, che un fallimento metterebbe in discussione la sua abilità come problem-solver e un compromesso troppo pesante la sua fermezza nel difendere determinati principi. Il rischio e il problema, insomma, di chi fa, e fa davvero, il sindaco…

No automatic alt text available.
Image may contain: text

Lascio un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.