Mario Del Pero

SOUTH BEND, INDIANA

36enne, gay, progressista, sposato, veterano dell’Afghanistan, laurea magna cum laude in storia e letteratura a Harvard (con tesi su Graham Greene e l’influenza del puritanesimo sulla politica estera Usa), Rhodes Scholar e first class honors degree a Oxford, sindaco dal 2011 di una di quelle città della Rust Belt che quando passi ti chiedi se abbiano avuto anch’esse una qualche Chernobyl tenuta nascosta al mondo. A leggere il profilo di Pete Buttigieg si resta davvero colpiti (e ci si chiede quali lati oscuri, rivelabili in una campagna elettorale di dimensione nazionale, possa davvero avere). Anche perché dal 2011, con un mondo di possibilità davanti a lui, è tornato a vivere nel quartiere dove è nato, candidandosi a sindaco della sua città, South Bend, Indiana. Il sindaco lo fa da allora, con una breve interruzione di 7 mesi nel 2013-4 per un tour of duty in Afghanistan (sottotenente della Marina, rimane un riservista). E i risultati sembrano davvero essere straordinari pur facendo la tara a un paese (gli Usa) e uno stato (l’Indiana) che si sono risollevati dalla terribile botta del 2007-8 e dove la disoccupazione è ora sotto il 4% (addirittura il 3.2 in Indiana, anche se rimane appena il 28° stato in termini di reddito pro capite e addirittura il 42° per quanto riguarda i laureati, che stanno sotto il 25% della popolazione, mentre in Massachusetts e Colorado si collocano attorno al 40). Tra il 2010 e oggi la disoccupazione a South Bend è passata dal 14.2 al 3.6% (fig.1); rovesciando una tendenza che durava dagli anni Settanta la popolazione è tornata a crescere; il reddito medio pro-capite, pur rimanendo sotto la media nazionale e statale è cresciuto a ritmi accelerati (fig.2). Che politiche sono state adottate per ottenere questi risultati e cosa ci dicono degli Usa e della sinistra democratica di governo? Da quel che si legge è un mix di tradizionali politiche progressiste e d’innovazione che si appoggia a nuove tecnologie:

– Riqualificazione urbana fatta di recupero di aree dismesse, pedonalizzazione e, soprattutto, ristrutturazione di immobili (“1000 case in 1000 giorni”)
– Cablaggio della città con la fibra ottica (e chi conosce un po’ gli Usa sa quale incredibile ritardo molte città abbiano su questo)
– Informatizzazione delle pratiche amministrative e sforzo di rendere più efficiente e meno costose tante procedure sotto il cui peso le città spesso soffocano
– Nell’impossibilità di usare la leva fiscale per raccogliere risorse – in Indiana c’è un cap statale sulle tasse sugli immobili – sforzo d’intercettare finanziamento federali (in particolare i programmi di Obama per start-up e nuove imprese) e iniziative come la “What Works in Cities” dell’ex sindaco di New York Bloomberg (https://datasmart.ash.harvard.edu/…/the-power-of-partnershi…)
– Collaborazione con l’Università di Notre Dame, con programmi appositamente pensati per garantire che neolaureati lavorino almeno un anno per la città (https://sbenfocus.org/)
– Ruolo cruciale degli immigrati, la cui percentuale di laureati e imprenditori è sensibilmente più alta (https://research.newamericaneconomy.org/…/new-americans-in…/)

I risultati sono straordinari (o così appaiono per il momento). Prendete altre due città dello stato comparabili in qualche misura a South Bend, come Gary e Hammond, e tutti i dati a partire dalla occupazione sono ben peggiori (full disclosure here: ho vissuto un anno da ragazzo in questi posti, nel pieno della crisi postindustriale degli anni Ottanta, e ci sono particolarmente affezionato). Cosa ci dice tutto ciò, al di là delle crescenti ambizioni del buon Buttigieg che potrebbero addirittura proiettarlo alla candidatura presidenziale nel 2020 (il primo Presidente Gay? Si chiedeva Frank Bruni sul Times un paio di anni fa: https://www.nytimes.com/…/sund…/the-first-gay-president.html)? Quattro cose, in grande sintesi:

– Che è su scala locale, municipale in particolare, che la sinistra può testare politiche radicali sì, ma affatto velleitarie o ideologiche. È quello lo spazio dove pragmatismo e visione si possono incontrare. E lo possono fare in un processo virtuoso di circolazione globale di esperienze di governo municipale (un po’ di promozione istituzionale qui, che il bravissimo collega Patrick Le Gales da qualche anno coordina un labo, “Cities are Back in Town” sul tema: http://www.sciencespo.fr/…/fr/seminaire/cities-are-back-town)
– Gli slogan trumpiani sulla re-industrializzazione spesso tali sono: slogan demagogici che al massimo scatenano guerre commerciali (a proposito: ricordate la storia di Carrier, l’azienda dell’Indiana che Trump aveva “salvato” dalla delocalizzazione in Messico? Questo è l’esito:https://www.nytimes.com/…/carrier-trump-absenteeism-morale.…)
– Che fondamentale per storie come quelle di South Bend è la prossimità a un centro dove conoscenze e competenze si formano e possono essere utilizzate, come appunto Notre Dame
– Che però una percentuale di lavoratori non-qualificati è inevitabile averli, perché rimangono lavori che li accolgono (anzi, a South Bend – dalla ristorazione alle pulizie – la richiesta è inevitabilmente aumentata) e perché non tutti vogliono (o sono capaci di) riqualificarsi. Fondamentale è quindi la battaglia sul salario minimo, che nella conservatrice Indiana rimane al livello più basso – 7.25 dollari l’ora – del paese (https://www.laborlawcenter.com/state-minimum-wage-rates/)-

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