Mario Del Pero

AMAZON E LA MINIMUM WAGE

Un po’ a sorpresa, arriva la decisione di Amazon – che personalmente cerco di boicottare ogni qualvolta posso – di portare il salario minimo dei suoi dipendenti da 11 a 15 dollari l’ora (quello federale rimane ancorato a 7.25 dollari, anche se vi è una grande differenza tra stato e stato; in testa alla lista c’è oggi lo stato di Washington con 11.50 dollari, cfr.: http://www.ncsl.org/…/labor-a…/state-minimum-wage-chart.aspx). La decisione di Amazon è stata addirittura elogiata da Sanders, negli ultimi anni un implacabile nemico dell’azienda e del suo famoso proprietario e amministratore delegato, Jeff Bezos (fig.1). Essa segue quella della Port Authority di New York e del New Jersey di portare a 19 dollari l’ora il salario minimo dei 40mila dipendenti dei tre grandi aeroporti newyorchesi (JFK, La Guardia, Newark Liberty). E sta dentro una discussione che coinvolge gran parte del paese: nell’ultimo biennio più di metà degli Stati hanno deciso un aumento del salario minimo, in taluni casi attivando meccanismi automatici (il Massachusetts, ad esempio, ha deciso di portarlo a 15 dollari in 5 anni); al voto del novembre prossimo vi saranno anche due referendum su questo e in Stati – Arkansas e Missouri – non propriamente workers-friendly (considerate che 5 Stati del sud ancor oggi non hanno un salario minimo statale…) Le spiegazioni sono diverse e hanno matrici tanto politiche quanto economiche:

a) In un contesto di quasi piena occupazione – e per giunta senza prospettive di tornare ad adottare politiche più flessibili in materia di immigrazione – cominciano a esservi situazioni di scarsità di forza lavoro. Negli Usa siamo oggi sotto il 4% di disoccupazione; la partecipazione al lavoro – la “labor force participation rate” (fig.2) – rimane ancora bel al di sotto del picco pre-crisi del 2008, ma è lievemente salita e gl’incentivi salariali potrebbero accelerare questo recupero. Bezos lo sa bene, che solo nell’ultimo anno ha visto crescere il numero di suoi dipendenti – oggi quasi 600mila – del 50%, anche grazie all’acquisizione di Whole Foods

b) Pesa però tanto il fatto che si venga da decenni di retribuzioni stagnanti o, peggio, in calo. Il salario minimo ce lo rivela bene e drammaticamente: introdotto con il Fair Labor Standards Act del 1938, ha avuto un costante aumento relativo fino alle fine degli anni 60 quando si è di fatto bloccato: al netto dell’inflazione ha perso il 35/40% da allora (fig.3).

c) E questo ci porta alla battaglia politica. Condotta a livello statale e municipale, come abbiamo visto. Fatta propria dall’amministrazione Obama – che aumentò (via executive order) il salario minimo dei dipendenti federali, prese diversi altri provvedimenti e sollecitò più volte il Congresso a intervenire– e oggi cavalcata da una sinistra democratica e progressista influente come non era da tempo, come abbiamo visto anche nelle primarie degli ultimi mesi.

d) Incide però, in una qualche misura anche il clima trumpiano. Come altri temi, anche questo dimostra di avere una certa trasversalità (verrebbe voglia di dire “populista”, nel senso inglese del termine, se l’aggettivo non fosse stato così tanto abusato negli ultimi tempi). Lo mostrano bene le iniziative referendarie in teatri fino a pochi anni fa decisamente ostili a certe campagne. Bezos, che sciocco evidentemente non è, lo ha capito e ha addirittura sollecitato un’iniziativa federale in tal senso. E d’altronde, anche senza considerare le condizioni di lavoro terrificanti e l’estrema precarietà dei lavoratori di Amazon, la loro retribuzione annua media non raggiunge neanche i 35mila dollari annui lordi (la ricchezza di Bezos, il suo net worth, è oggi di 165miliardi di dollari ….). Tutto vuole, insomma, Mr. Amazon, meno che uno scontro politico e sindacale, con i sandersiani all’assalto e i lavoratori di Whole Foods che stanno cercando di organizzare finalmente una union. Si cerca insomma di depotenziare il conflitto e i pericoli per via salariale, che il clima politico e le condizioni economiche un po’ lo obbligano e di vantaggi, grazie anche ai tagli alle tasse di Trump, se ne sono comunque ottenuti non pochi

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