Mario Del Pero

CORRUZIONI

ProPublica ci offre un gran (ovvero terrificante) ritratto del magnate dei casino Sheldon Adelson ovvero del “patron in chief” di Trump (https://features.propublica.org/…/sheldon-adelson-casino-m…/). Falco filo-Netanyahu – invitato all’inaugurazione della nuova ambasciata di Gerusalemme – Adelson è oggi tra i maggiori finanziatori di Trump (cui ha dato 25 milioni di dollari nel 2016, 5 solo per la cerimonia d’insediamento) e dei repubblicani (38 spesi nella campagna per il prossimo mid-term). Non aveva puntato su Trump, inizialmente, Adelson, preferendogli Marco Rubio. Ma si è poi prontamente ravveduto. E ottenendo, a quanto pare, quello che gli stava più a cuore: una netta presa di posizione filo-israeliana e, ancor più, anti-palestinese. Ma la politica, va da sé, s’intreccia agli affari: il cuore al portafoglio. E a quanto pare Adelson sta avendo molto in ritorno: secondo alcune stime, grazie ai tagli alle tasse di Trump la sua compagnia – la Las Vegas Sands Corporation – avrebbe ottenuto un risparmio di 1200 miliardi di dollari (nel solo primo quadrimestre del 2018, Adelson si è aumentato il compenso da 12.7 a 26 milioni di dollari; la Sands ha fatto un più 31% di profitti nello stesso periodo; https://www.nytimes.com/…/…/tax-cuts-republicans-donors.html). Facendo inorridire diplomatici e interlocutori giapponesi, Trump avrebbe addirittura fatto lobbying pro-Adelson durante i suoi incontri col premier giapponese Abe; con una decisione molto controversa e contestata, Tokyo ha infatti deciso di concedere tre licenze per l’apertura di casino e Adelson sta puntando pesantemente su un mercato dal grandissimo potenziale.
Adelson è peraltro solo l’esempio estremo di un sistema decisamente malato: contaminato da finanziamenti alla politica che soprattutto dopo la sentenza Citizens United del 2010 sono andati completamente fuori controllo. In ogni ciclo elettorale viene battuto un record; Trump ha già messo in cassaforte più di 100 milioni di dollari in prospettiva 2020; i democratici stanno rispondendo più con contributi diffusi – sui collegi in ballo alla Camera il rapporto tra dems e reps è al riguardo di 3 a 1 (https://www.nytimes.com/…/campaign-finance-small-donors.html) – e con una crescente disponibilità a fare donazioni a candidati in stati e collegi diversi da quelli dove si risiede (il buon Beto O’Rourke ha fatto il pieno, ma è un fenomeno più ampio e generale: https://www.publicintegrity.org/…/out-state-donors-pour-cas…). Anche i democratici hanno però la loro bella lista di megadonors (fig.1), a partire ovviamente da Tom Steyer, il finanziere liberal e ambientalista newyorches-californiano che vorrebbe mettere Trump sotto impeachment…

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