Mario Del Pero

EVERSIONE VS. POLITICA

Lo sappiamo fin troppo bene, a questo punto: un tratto distintivo degli Stati Uniti oggi è l’intensa polarizzazione politica ed elettorale (misurabile attraverso vari indicatori, finanche il decrescente tasso di matrimoni inter-partitici, fig.1 …). Polarizzazione che acutizza lo scontro, radicalizza le due parti, nuoce all’efficienza di un processo legislativo che abbisogna invece di mediazioni e compromessi. E però l’enfasi doverosa e necessaria su questo elemento genera spesso una sorta di cerchiobottismo analitico: a trattare le due parti come egualmente responsabili della disfunzionale degenerazione della democrazia statunitense e del crescente degrado del discorso pubblico. Così non è e il caso recente del New Jersey è lì a ricordarcelo. La maggioranza democratica stava procedendo a una revisione assai complessa, ma negli esiti alquanto gerrymandered e banditesca, della mappa elettorale dello Stato (per una descrizione https://slate.com/…/12/new-jersey-gerrymandering-plan-bad.h…). Azione contestata dentro il partito, denunciata da molti media liberal (cfr. https://www.vox.com/…/new-jersey-democrats-gerrymandering-2…), ma soprattutto bersaglio di una mobilitazione della base che l’ha infine affondata, godendo dell’appoggio ultimo del governatore democratico Phil Murphy. Nel mentre, in Wisconsin il governatore in uscita Scott Walker firmava una serie di provvedimenti finalizzati a limitare grandemente i poteri del suo successore democratico, Tony Evers, eletto in novembre. Un’iniziativa spregiudicata come poche, questa, che segue quella di un paio di anni fa in North Carolina e che viene replicata anche in Michigan (https://thehill.com/…/421426-walker-signs-bills-to-weaken-d…). Se si perdono le elezioni, insomma, si cambiano le regole e si riducono grandemente le prerogative di chi governerà, impedendogli/le di realizzare le politiche promesse. Qualcosa che a livello federale abbiamo ben visto con Obama, quando l’obiettivo deliberato dei repubblicani fu impedire l’azione di governo anche a costo di paralizzare il processo legislativo (cfr. fig.2) con metodi ostruzionistici mai visti, che raggiunsero il picco durante la discussione su un provvedimento fino allora poco più formale come l’aumento del tetto del debito. In quella occasione i repubblicani si presentarono come il partito della responsabilità fiscale e della spesa oculata. Abito ben presto dismesso dopo l’elezione di Trump, tanto che in anni d’intensa (e drogatissima) crescita economica il deficit va a collocarsi tra il 4 e il 5% del PIL. Insomma, in questi Usa polarizzati, vi è un partito – quello democratico – che fa politica in modo spesso spregiudicato e discutibile e un altro – quello repubblicano – che ormai pare essere diventato a tutti gli effetti un soggettivo eversivo dell’ordine democratica

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