Mario Del Pero

“VOUCHERS DEMOCRATICI”

È ovviamente oscurato dalla discussione sullo shutdown e dagli sguaiati tweet presidenziali. Ma il primo (H.R.1) disegno di legge presentato dalla nuova maggioranza democratica alla Camera (https://www.npr.org/…/house-democrats-introduce-anti-corrup…) è indicativo del tipo di battaglia politica che i democratici intendono condurre ovvero delle risposta che essi intendono dare sia a una delegittimazione delle élite politiche che Trump ha demagogicamente cavalcato sia a una degenerazione della democrazia statunitense di cui il Presidente è tanto il prodotto quanto, oggi, l’agente primario. H.R.1 non ha possibilità alcuna di essere approvato dal Senato. Serve, appunto, per dare un messaggio. E il messaggio è inequivoco: servono regole e controlli per conferire contenuti e credibilità a una democrazia oggi in balia di interessi privati, finanziamenti opachi, condizionamenti altamente corruttivi (fig.1-3 e https://fivethirtyeight.com/…/money-and-elections-a-compli…/ su quanto siano aumentate le spese per le campagne elettorali). Regole e controlli che una vasta maggioranza dell’opinione pubblica chiede peraltro a gran voce, come indicano tutti i sondaggi (le fig. 4 e 5 sono di un recente sondaggio della University of Maryland, secondo il quale una nettissima maggioranza sarebbe favorevole a una regolamentazione dei finanziamenti elettorali e addirittura a un emendamento costituzionale che annulli la controversa sentenza della Corte Suprema “Citizens United vs. FEC” del 2009, che tolse la possibilità di limitare i contributi di corporations e sindacati alle campagne elettorali). Le misure di H.R.1 sono plurime; tra le più interessanti ve n’è una presa ancora una volta da esperienze partite su scala locale: quella di usare crediti fiscali e i cosiddetti “democracy vouchers” per introdurre nuove forme di finanziamento pubblico alle campagne elettorali (http://nymag.com/…/house-democrats-first-bill-would-actuall…). Piccoli contributi beneficerebbero di consistenti detrazioni, laddove alcuni stati pilota replicherebbero il modello adottato per primo da Seattle, dove ogni elettore ha ricevuto quattro voucher di 25 dollari l’uno da donare a un candidato di sua scelta (o da restituire alla città). I candidati beneficiari di questi voucher dovrebbero ovviamente accettare varie restrizioni alle modalità di finanziamento delle loro campagne. H.R.1 non andrà da nessuna parte, ovviamente. Resta da capire, però, se definirà il messaggio politico dei democratici, a partire dalle primarie per le Presidenziali del 2020.

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1 Commento

  1. Donatella

    Sembra davvero un passo importante nella giusta direzione, insieme alle proposte di E. Walker riguardo al controllo e alla tassazione dei capitali finanziari. Su questa base il partito democratico può davvero riprendere l’iniziativa e avere certamente un impatto positivo a livello europeo e globale.
    Davvero una grande speranza. E pensare che in Italia il finanziamento pubblico e appena stato bandito!

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