Mario Del Pero

Occupazione, Deficit e Presidenti del Popolo

Escono i dati sull’occupazione negli Usa per il mese di maggio e i nostri media – ormai innamorati della narrazione del Trump, magari un po’ zotico e incivile, ma efficace difensore dei ceti più deboli – si guardano bene dal menzionarli. Il numero di occupati nei settori non agricoli cresce di appena 75,000 unità. Gli stessi dati dei mesi precedenti vengono rivisti al ribasso. La crescita su base annua dovrebbe essere di 164mila unità contro i 223mila dell’anno precedente. Cifre leggermente superiori a quelle degli ultimi anni di Obama (fig.1). Il PIL con Trump cresce un po’ di più (è previsto un 2.6 quest’anno e un 2% il prossimo), con deficit però che tornano a crescere (fig.2) – dal 2.5 dell’ultimo biennio obamiano al 3.8 del 2018 – e proiezioni del Congressional Budget office che li colloca tra il 4 e il 5% del PIL nel prossimo decennio (https://www.cbo.gov/publication/55151). A questo va aggiunta l’aggressivo smantellamento dell’apparato regolamentatore introdotto da Obama sulle questioni ambientali, per via esecutiva o, ancor più, burocratico-amministrativa. Il bravissimo Andy Rudalevidge parlò allora di una “presidenza amministrativa”, per certi aspetti inevitabile visto l’ostruzionismo repubblicana e lo stallo legislativo, ma destinata a lasciare un’eredità fragile e facilmente rovesciabile, come in ultimo è stato (https://onlinelibrary.wiley.com/doi/pdf/10.1111/psq.12323). Deregulation e deficit alimentano una corsa che continua, ma che dà segni di fragilità e sofferenza – destinate a essere acuite da una piena escalation delle guerre commerciali – e che intensifica le pressioni sulla FED per tagliare nuovamente i tassi. Interessante, infine, è osservare i settori dove maggiore è stata la crescita di posti di lavoro: la rinata siderurgia del Midwest? L’industria estrattiva rilanciata dalla deregulation trumpiana? No, anche se il tentativo di salvare/sussidiare la seconda da solo spiega molto dei (pochi) posti in più creati sotto Trump rispetto a Obama (fig.3). Il manifatturiero cresce al ritmo modestissimo di 6mila posti all’anno e tra il 2010 e oggi non vi sono state discontinuità radicali (come abbiamo già visto la curva cresce in modo lineare, senza differenze o salti tra Obama e Trump, fig.4); l’edilizia ha avuto un maggio modesto, ma su base annua è un settore importante (che Trump vorrebbe a tutti i costi rilanciare, anche per ovvi motivi elettorali); una parte del pubblico (government) viene taglieggiato e fin qui ci siamo. Sono però i servizi – sanità, turismo, istruzione – quelli che contribuiscono di più di nuovo in linea con una tendenza di lungo corso che ancora una volta Trump non ha in alcun modo modificato (fig.5), caso mai qualcuno si fosse interrogato sul perché a Trump siano brillati gli occhi quando durante la sua visita nel Regno Unito si è prospettata la possibilità di una privatizzazione e apertura del NHS….

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