Mario Del Pero

Trump e Clinton

Partita chiusa, ormai in campo democratico, dove Hillary Clinton ha in tasca la nomination e, forse, anche in campo repubblicano, con Donald Trump trionfante in tutti e cinque gli stati dove si è votato martedì e sempre più vicino alla soglia fatidica dei 1237 delegati che gli daranno la maggioranza assoluta alla convention di Cleveland. L’establishment repubblicano farà (e ha fatto) di tutto per evitare questo esito; sembra però essersi ormai rassegnato, come ben rivelano gli sforzi per ripulire l’immagine di Trump: di presentarlo come un nuovo Reagan, sopra le righe sì, ma anche genuino e coraggioso. Sforzi, questi, davvero impervi. La retorica, estrema e aggressiva, del miliardario newyorchese ha matrici antiche: sta dentro la storia e la cultura politica di un pezzo d’America. Mai, però, essa era giunta così vicina alla Casa Bianca; mai un lessico così radicale e violento aveva ottenuto una simile investitura elettorale.
Le matrici di ciò sono plurime. Si sintetizzano però nella inarrestabile perdita di credibilità (e legittimità) della politica e dei suoi esponenti. Oggi tra l’80 e il 90% degli americani dà un giudizio negativo dell’operato del Congresso; a dispetto della ripresa economica e della crescita dell’occupazione, un’ampia maggioranza degli elettori repubblicani ritiene di star peggio di otto anni fa, quando Obama fu eletto; tra coloro che vogliono un outsider, un non-politico, come prossimo Presidente, Trump stravince con percentuali vicine all’80/90%.
Grossolano, volgare, estremo, il populismo di Trump beneficia pertanto di un bersaglio facile e ampio: una politica che un pezzo d’America, e della sua pancia, considera ormai corrotta, inetta e sostanzialmente irrecuperabile. Ed una politica che, in questa narrazione, trova in Hillary Clinton la sua incarnazione ultima ed emblematica. Per certi aspetti, l’ex Segretario di Stato è quindi l’avversario ideale di Trump: la figura contro il quale con più efficacia può essere dispiegata la sua offensiva populista. I sondaggi disvelano con nettezza questa vulnerabilità della Clinton: il tasso di apprezzamento dell’opinione pubblica nei suoi confronti è precipitato negli ultimi mesi, anche tra gli elettori democratici, con molti sostenitori di Sanders che minacciano di disertare le urne in novembre. Urne dove invece si potrebbero recare in massa quegli elettori – in maggioranza bianchi con bassi livelli d’istruzione e reddito – che Trump sembra avere recuperato alla causa. È questo uno dei dati più sorprendenti (e sottaciuti) delle primarie repubblicane, contraddistinte da livelli di partecipazione al voto senza precedenti, con una percentuale complessiva che è quasi raddoppiata tra il 2012 e il 2016.
Può bastare tutto ciò per compensare le tante debolezze di Trump? La risposta, a oggi, non può che essere negativa. Con la sua misoginia e il suo razzismo, il miliardario newyorchese ha di fatto alienato pezzi cruciali dell’elettorato, su tutti quello femminile e quello ispanico. Le donne costituiscono una netta maggioranza dell’elettorato (il 53% sia nel 2008 sia nel 2012), votano in prevalenza democratico, tanto da essere risultate decisive nelle due vittorie di Obama, e danno per il 70% o più un giudizio fortemente negativo di Trump. Non potrebbe essere altrimenti, considerando la lunghissima lista d’insulti misogini che ne hanno contraddistinto la vita pubblica e, oggi, l’impegno politico. Quanto agli ispanici – per lo più cittadini d’origine messicana e centro-americana per i quali la questione nodale è l’immigrazione – le posizioni xenofobe e intransigenti di Trump li hanno spinti ancor più verso il partito democratico. Stiamo parlando di un 11/12% del corpo elettorale, maggiormente concentrato in alcune aree e, soprattutto, in alcuni stati che potrebbero risultare decisivi in novembre, come il Colorado e la Florida.
A fronteggiarsi, dunque, sono per molti aspetti due candidati deboli e vulnerabili. In una contesa, però, nella quale la debolezza di Trump sembra essere maggiore e, per molti aspetti, strutturale.

Il Mattino, 28 aprile 2016

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